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Uno che ha letto la vita di san Domenico e gli ha cambiato la vita!

Aggiornamento: ago 26

Passata da poco la celebrazione della nascita al cielo di san Domenico (morì a Bologna il 6 agosto 1221), cioè di colui che ha ricevuto nella e per la Chiesa il carisma della carità della verità, e trovandoci nell’Anno giubilare domenicano, ho creduto opportuno di condividere una mia personale esperienza: l’impatto che ha avuto la lettura di una vita del santo spagnolo, scritta dal domenicano francese P. Lacordaire, su un giovane al primo anno di università.



Il ragazzo che era alla ricerca del senso della propria vita, aveva ricevuto in prestito, con il consiglio di leggerlo, questo libro che non era proprio quello che lui si aspettava: una vita di un santo a chi sperava di diventare un principe del foro o, meglio ancora, un alto magistrato: non buono!!!


Però alla fine, soprattutto per non fare la figura del maleducato e dell’ingrato, egli iniziò a leggere il libro che divorò in poche ore. Infatti, rimase letteralmente affascinato, anche se un po’ confuso, dalla vita semplice, lineare, piena di una profonda fede, fin da bambino, di questo uomo che con umiltà ha sempre cercato e proposto la Verità liberante che è Cristo, il Figlio di Dio (quindi un Padre e non un padrone), che sentiva come colui che l’amava e aveva dato la sua vita per lui (cf Gal 2, 20). Niente conversioni spettacolari, nessuna fase della vita ‘piccante’ dedicata alla sfrenata conquista di quanto si pensa possano solo dare il sesso, i soldi e il successo, il protagonismo, l’essere al centro dell’attenzione, oggi misurato con il numero dei like.



Quindi, una vita insignificante per la mentalità del mondo, ma di quale mondo? Un mondo che Domenico ha sempre percepito come un ‘mondo vecchio’ pieno di egoismo, di conflitti, di soprusi, di falsità, d’ipocrisie, soprattutto nel mondo ecclesiale, di voglia di dominare, con una falsa e falsante idea di libertà che si traduce nei fatti come squallida imposizione ed uso degli altri, quindi quel mondo vecchio fatto di ‘belve’ al quale Domenico vedeva alternativo il mondo nuovo rivelatoci da Gesù Cristo, dove sarà l’Agnello mansueto il vero ed unico protagonista (cf Gv 1, 29; 36).


In tutta la sua breve, ma intensa esistenza Domenico fu e rimane tutt’oggi modello della ricerca del senso della propria vita (dei tanti ‘perché’ che ci assillano), e questo con un atteggiamento di sincera obbedienza (secondo l’etimologia dal lat. oboedire, comp. di ob e audire ‘ascoltare’) alla volontà di Dio, un Dio che sentiva come Colui che, come ogni vero genitore, vuole il massimo di bene per i propri figli.


fr. Bruno Esposito, O.P.

Con questo spirito si spiegano tanti eventi della sua vita: la vendita delle pergamene che gli servivano per gli studi per soccorrere le vittime della carestia, l’obbedienza al suo vescovo di lasciare la sua terra per una missione che sicuramente non gli apparteneva, l’impatto con la realtà dell’eresia e le sue terribili conseguenze, e la presa di coscienza dei peccati dei ministri della Chiesta che di fatto non hanno voluto mai servirla ma si servivano di essa per i loro egoistici piani.


La sua risposta a tutto questo è stato l’impegno attraverso la testimonianza della propria vita di un modo diverso di vivere la fede che ha attratto subito dei compagni e nei secoli successivi tantissimi uomini e donne. Intuendo, con la ragione illuminata dalla fede, che il segreto della felicità, non dell’effimera realizzazione, è nel sentirsi un dono chiamato a donarsi a Dio e al prossimo (cf Lc 9, 24; 14, 26).



Però, tra i molteplici fatti narrati della vita di san Domenico, due letteralmente scioccarono il giovane universitario. Il primo riguardava l’estrema povertà abbracciata liberamente da Domenico, una povertà che non gli ha permesso mai di avere una propria camera (cella), e l’ha portato a mendicare quotidianamente il cibo per sostenersi. Il secondo, invece, era la scelta di Domenico di avere quanto di più prezioso si potesse avere per la celebrazione della Santa Messa. Decisioni a prima vista contraddittorie e sicuramente incomprensibili ai più, ma per il giovane furono l’occasione per scoprire il senso della propria vita, che ha un solo tempo e per la quale non si danno tempi supplementari.


In un attimo ebbe evidente come Domenico aveva capito tutto della vita: a che cosa dare il giusto valore e a chi dare il primo posto per non sprecare il dono dell’esistenza che abbiamo ricevuto. Questa presa di coscienza non lasciò più tranquillo il ragazzo fino a quando capì che attraverso quella ‘casuale’ lettura Dio gli aveva rivolto una vera e propria chiamata e alla fine, anche se con ‘timore e tremore’ si gettò (cf Sal 130) e decise di rispondere alla chiamata di Dio secondo il carisma della carità della verità donato dalla Spirito Santo a Domenico.



Non aggiungo altro, ma spero soltanto che il racconto di quanto vissuto da questo ragazzo aiuti tutti coloro che leggeranno, soprattutto a chi sta vivendo l’alba della vita, a farsi le domande giuste perché alla fine, come scriveva un filosofo, l’importante nella vita non è avere le risposte a tutte le domande, ma è quello di farsi le domande giuste per poter decidere onestamente! Questo affinché, quando arriverà il tramonto nel nostro pellegrinaggio terreno, non rimpiangeremo di aver sprecato qualcosa di prezioso e unico.

fr. Bruno Esposito, O. P.

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