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Custodire la propria vocazione: l’esempio di san Pietro Martire

“Stanco per le continue dispute e i faticosi dibattiti con gli eretici, un giorno san Pietro Martire cominciò ad essere mentalmente tentato su alcuni articoli di fede. Ma sapendo che si trattava di tentazioni del maligno, ricorse alla preghiera; e, inginocchiatosi davanti all'altare della beata Vergine Maria, la pregò devotamente perché nella sua bontà gli ottenesse dal Figlio di venir liberato da quella tentazione. Mentre pregava si appisolò leggermente e udì una voce che gli diceva: “Io ho pregato per te, o Pietro, perché non venga meno la tua fede”. Sentendo quella voce si svegliò e si rese conto che i suoi dubbi erano spariti completamente; né, come lui steso riferì, ne ebbe più in seguito”


san Pietro martire che riceve l'abito da san Domenico



Ciascuno di noi ha la propria vocazione: chi alla vita matrimoniale, chi a quella sacerdotale o religiosa, chi a una certa professione, e via discorrendo. La vocazione, lo sappiamo, si comprende nel corso del tempo e per fare ciò, a volte, è utile farsi aiutare da qualcuno. Ogni chiamata, poi, ha i suoi periodi belli e meno belli, felici e meno felici. Ci sono tempi (ore, giorni o mesi) in cui tutto va bene, altri invece in cui tutto sembra andar male. Sono questi i periodi della prova, quelli nei quali sentiamo che il peso si fa più pesante: il peso dello stare col proprio sposo/a, fidanzato/a, del perseverare nella propria consacrazione, nel proprio sacerdozio, etc. I motivi, poi, sono tantissimi: delusioni, piccoli o grandi tradimenti, arrabbiature, la difficoltà del vivere insieme, etc. La prova, preso o tardi, arriva, e anche più di una volta.


Arrivò anche per san Pietro da Verona, sacerdote dell’Ordine Domenicano, martirizzato per mano degli eretici catari 770 anni fa (+ 1252). Il racconto riportato all’inizio di questo articolo lo testimonia. Pietro entrò da giovane nell’Ordine dei Predicatori e fin dall’inizio si diede corpo e anima alla predicazione del Vangelo e alla lotta all’eresia, ovvero alla missione dell’Ordine a cui apparteneva. Eppure anche lui, come tutti noi, era solo un essere umano, con le proprie debolezze e insicurezze. Le cronache riportano diversi episodi della sua vita, ma questo mi pare interessante per i nostri giorni, specialmente per coloro che vivono la propria vocazione e si sforzano di custodirla (le cose preziose vanno custodite, oltre che incrementate).


La tentazione è la via ordinaria con cui il diavolo, nemico dell’umana natura, prova ad allontanarci da Dio, dal suo amore, dalla sua verità e dalla sua grazia. Ci sono molte tentazioni, lo sappiamo, e tutte messe insieme, a volte, possono mettere in pericolo la nostra stessa vocazione (matrimoniale, religiosa, sacerdotale, etc.). Questo, forse, accadde in qualche modo anche nella vita di Pietro da Verona.



Cosa fa il santo martire in questo frangente? Si inginocchia e prega. Sa che la vocazione di Dio, se sinceramente discreta e abbracciata, è una sola e richiede perseveranza, passione e a volte – forse sempre, in realtà – anche sacrificio. E tutto ciò passa per la prova, Pietro lo sa. Forse, chissà, anche nella sua mente sarà balenata l’idea e la tentazione di lasciare tutto, di mandare tutto al diavolo (mai parole più azzeccate!). Ma il Signore gli donò la grazia dell’abbandono, della fiducia, del mettersi in ginocchio, e soprattutto di affidarsi a Maria, la Madre di Dio. In san Pietro Martire brilla l’affetto per la Vergine, tanto che nel momento di prova, di stanchezza e di tentazione si affida a lei, trovando in essa una presenza amica, forte e sicura.


Custodire la propria vocazione, allora, comporta da un lato la virtù della fortezza, con la quale resistiamo al male in ogni sua forma (peccato, tristezza esagerata, sfiducia, depressione, etc.), dall’altro l’abbandono fiducioso nelle braccia di Dio e della tenera madre Maria. Dice il testo: “Sentendo quella voce si svegliò e si rese conto che i suoi dubbi erano spariti completamente; né, come lui steso riferì, ne ebbe più in seguito”. Ci ottenga allora la Regina del Cielo di vivere con gioia la nostra vocazione, di custodirla e di superare con fortezza, gioia e coraggio le tentazioni e le prove che la vita ci presenta ogni giorno.


fr. Fabrizio Cambi, O.P.


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