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Un autore che si preoccupa di dire cose vere

Aggiornamento: 10 mar

Il pensiero di san Tommaso d’Aquino è, a mio avviso, uno dei più coinvolgenti ed attraenti. Studiare i testi di Tommaso non mi annoia e non mi delude mai. Tento di comunicare il mio entusiasmo ai miei studenti, semplicemente insegnando loro a leggere Tommaso e a comprenderlo: se ci si avvicina ai suoi testi, dopo una prima inevitabile fatica strumentale, se ne viene coinvolti. In genere gli studenti - ed i miei studenti vengono da tutto il mondo, prevalentemente dall’Africa e dall’Asia - si lasciano coinvolgere e sono felici di quello che riescono ad imparare da lui.



Dunque, è nella concreta esperienza dello studio e dell’insegnamento che in genere io comunico perché sia interessante il pensiero di san Tommaso. Ma qui mi è chiesto, invece, di comunicare le ragioni di questo interesse, al di fuori di una concreta attività di ricerca o di docenza. E allora colgo la sfida e provo a rispondere: perché oggi un giovane dovrebbe ritenere interessante il pensiero di san Tommaso d’Aquino?


Una prima risposta, che forse proviene dalla giovane studentessa che sono stata, è quasi di ordine provocatorio: mi interessa studiare uno di cui tanti parlano e che tanti criticano. Voglio capire, io con la mia testa, se valga la pena parlarne o criticarlo. Devo dire, infatti, che molte critiche appassionate nei confronti di san Tommaso e tanti tentativi di musealizzarlo nel passato, mi hanno stimolato a studiarlo, da giovane; mi sembrava che chi lo criticava, non lo aveva letto e questo mi sembrava intollerabile. E poi c’era il fascino che subivo da parte di certi studiosi di Tommaso che sembravano possedere una sapienza superiore, una dimestichezza con le tematiche del pensiero che mi sembrava unica.


Ma queste non sono forse ragioni sufficienti. Io credo che la grande attraenza che proviene da Tommaso sia nel modo con cui studia la realtà e la propone: l’amore per la realtà ed il rigore del ragionamento; senza pregiudizi e senza estremismi; è dissetante studiare un autore che si preoccupa di dire cose vere, anzi questa sembra essere la sua unica preoccupazione. Da qui, la sua grandezza nel citare chiunque possa aiutarlo a comprendere la verità: il pagano Aristotele, l’islamico Averroè, l’ebreo Maimonide… Ha una tale fiducia nella capacità umana di conoscere la realtà, che presta ascolto a chiunque si impegni nel conoscere.


Il rigore del suo metodo, inoltre, è di grande onestà: non si nasconde dietro giri di parole, ma mostra la via che sta seguendo e tutti i passaggi. Sembra proprio che voglia essere seguito, non vuole correre avanti e lasciarci indietro, non vuole compiacersi di capire più di noi. La sua attenzione alle parole è poi di grande utilità: è attento alla etimologia ed al significato, anzi ai molti significati che un termine può avere. Di fronte a una domanda, propone tutte le possibili risposte, mettendo in evidenza i diversi modi di affrontare una questione ed i diversi modi di usare le parole.


La sua attenzione alle questioni fondamentali rende facile distinguere ciò che è più legato al tempo in cui è vissuto, e l’universalità senza tempo di certi principi e di certe verità, che ancora ci toccano nel cuore e nella mente e ci aiutano ad affrontare problematiche che Tommaso neanche immaginava. Se poi abbiamo il dono della Fede, non può lasciarci indifferente l’attenzione che il Magistero gli tributa ancora oggi; nelle sue Encicliche papa Francesco lo cita sempre, e non in modo esornativo o dovuto, ma proprio con interesse, ed anche con originalità. Se la Chiesa ce lo addita come esempio di pensiero, forse vale la pena capire perché.


Però serve un certo rigore nell’affrontarlo. Non si può studiare Tommaso su un riassuntino (i Bignami della mia generazione, o i siti per studenti per la vostra) e tanto meno lo si può apprendere da schematizzazioni o elenchi di argomenti. Bisogna invece avvicinarsi ai suoi testi, magari guidati da un buon professore o anche da buone introduzioni, per entrare nella vera dinamica del suo pensare. Bisogna coglierlo studiando seriamente, ma nello stesso tempo con passione ed entusiasmo: non come si studia una lingua morta, ma come si dialoga con un autore vivo.


Lo studio di Tommaso regala esperienze di pensiero profonde e coinvolgenti, insegna ad affrontare la conoscenza della verità, ad usare in modo retto la ragione in tutta la sua ampiezza, e a nutrire la nostra Fede. Studiare Tommaso è anche un grande allenamento: tutte le facoltà ne risultano rafforzate, e più capaci poi di studiare altri autori ed affrontare altre sfide del pensiero.


Lorella Congiunti

Pontificia Università Urbaniana


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