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Tu non sei il tuo passato: il beato J. Joseph Lataste e san Vitale

Quanto peso dovremmo dare al nostro passato? Questa domanda, sempre attuale, ci può aiutare a capire quanto sia meraviglioso l’insegnamento di Gesù.

Davanti a un passato caratterizzato da mancanze ed errori, una risposta che più volte è emersa nella storia è stata quella del “marchio”: chi aveva commesso gravi colpe doveva essere pubblicamente identificabile come peccatore, e in quanto tale evitato e emarginato. Troviamo lo sviluppo di questa idea in opere antiche e moderne.

Correva l’anno 1850 quando veniva pubblicata “La lettera scarlatta”, un'opera in cui la protagonista viene costretta ad indossare un abito contraddistinto da una grande A (che stava per “adultera”).


Ai giorni nostri, uno degli esempi più lampanti di questa mentalità si vede nell’episodio “Bianco Natale” della serie Black Mirror, uscito nel 2014: in un mondo del futuro in cui tutte le persone dispongono di “lenti a contatto intelligenti”, capaci di scansionare le persone attorno a sé, il protagonista (colpevole di molestia sessuale) viene “visualizzato” dalle persone come una sagoma rossa in movimento ed è impossibilitato a comunicare con loro, ai suoi occhi divenuti sagome biancastre.

I santi, come hanno affrontato la questione della colpa passata in relazione al presente? Due storie penso incarnino perfettamente come il cristiano sia chiamato a viverla.

San Vitale di Gaza, monaco vissuto nel VII secolo, guadagnava denaro di giorno per poi pagarsi le notti con le prostitute: notti che lui le aiutava a passare lontano dal peccato e in cui, pregando assieme a loro, provava a convincerle (e molte volte ci riusciva) a convertirsi al Dio amore.

L’altra figura appartiene alla famiglia che mi è più cara, quella domenicana. Siamo nel XIX secolo quando il beato Jean Jospeh Lataste, frate predicatore, decide di fondare la congregazione delle suore domenicane di Betania: qui vivono insieme donne dai passati più disparati (dalla prostituzione al carcere, ma anche ragazze provenienti dai migliori collegi), volutamente all’oscuro del passato l’una dell’altra per vivere assieme solo il presente e ciò che nel presente avevano deciso di essere.

San Vitale lasciò un scritto in cui disse “attendete per giudicare, il Giudizio del Signore». Circa 1200 anni dopo, il beato Lataste disse che “ciò che appartiene al passato non conta più nulla l’unica cosa che conta è ciò che resta. I loro peccati passati sono cancellati: resta il loro amore.“

Giudicare e bollare come irrecuperabile qualcuno per i suoi errori è profondamente contrario all’amore a cui Gesù ci chiama. Noi non siamo il nostro passato, ma ciò che decidiamo di essere nel presente. Qui e ora possiamo vivere da creature nuove, rinnovate dal sangue di Cristo.

Come disse Santa Gianna Beretta Molla, “Il passato affidiamolo alla Misericordia di Dio, il futuro affidiamolo alla Divina Provvidenza; il nostro compito sia di vivere santamente il presente”.


Massimiliano,

Gruppo Giovanile Domenicano "Sant'Antonino" (Firenze)

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