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La fiducia di S. Tommaso d’Aquino negli studenti

L’11 gennaio 1271 o il 10 gennaio 1272, domeniche successive all'Epifania, Tommaso predica agli studenti dell’università di Parigi sul versetto del Vangelo di Luca: “Gesù cresceva in età, sapienza e grazia davanti a Dio e agli uomini” (Lc 2,52; Sermone VIII di san Tommaso).

Si rivolge loro non solo in quanto studenti, ma prima di tutto in quanto persone: “È penoso crescere fisicamente e non spiritualmente! Tu mi dirai: nella mia giovinezza mi voglio divertire e quando sarò vecchio mi convertirò a Dio. Ma così ti predisponi a dover fare un grande sforzo nella tua vecchiaia. Ciò che l’essere umano apprende quando è giovane gli è poi facile compierlo da adulto: un contadino che ha appreso da giovane a lavorare la terra, lo farà facilmente, in seguito; cosa che sarebbe difficile per te”, che invece ti consacri allo studio! Tommaso esorta così gli studenti a prendere coscienza del compito di lavorare su sé stessi.


Egli li invita altresì a rallegrarsi della loro giovinezza e a gioire di tutte le energie che essa comporta, senza però dimenticare le responsabilità che essi hanno nei confronti di Dio. Ma aggiunge: “Tuttavia, al momento del giudizio divino sulla tua vita, non disperare della misericordia di Dio”. Tommaso invita gli studenti ad essere vicendevolmente puri e pacifici, ricordando loro che questo è un dono della grazia divina e conseguenza del loro vero amore reciproco. Egli dà dei consigli pratici per lo studio o “contemplazione” – per Tommaso, infatti, studiare significa “contemplare”: scoprire nelle realtà studiate, di qualsiasi genere esse siano, la presenza partecipata della verità creatrice di Dio.


Egli dà questi consigli: “Ascolta volentieri, con perseveranza. Ricerca con cura la verità, senza accontentati di una risposta soltanto. Rispondi alle domande con circospezione e rifletti, medita con attenzione”. Lo studio, dice, deve essere libero e critico, non dipendente da qualcuno, ma frutto di riflessione personale. È necessario essere iniziati allo studio da qualcuno, ma per diventare, in seguito, capaci di studiare autonomamente e consapevolmente. Lo studio deve essere aperto e sempre in ricerca: “Non ti devi accontentare di consultare soltanto le persone che incontri, ma quando ti imbatti in un libro, anche antico, di Agostino o di Ambrogio per esempio, consultalo!”. Non ti limitare ad ascoltare gli altri: devi verificare coscienziosamente ciò che apprendi, confrontandolo con la realtà delle cose, poiché in esse trovi la verità che Dio vi ha infusa. Non devi essere passivo nello studio, ma devi elaborare le conoscenze che acquisisci, poiché la tua intelligenza partecipa dell’intelligenza divina. Sappi, o tu che studi, che lo sforzo di discutere e di condividere con altri il tuo sapere, ti fa avanzare nella conoscenza.


Tommaso termina il sermone esortando gli studenti ad avere relazioni sociali responsabili, pure e mature. E per giungere a questa maturità di relazioni, che fanno progredire nella vita, egli indica come condizione il fatto di mettersi sullo stesso piano del proprio interlocutore, comprenderlo nella sua situazione concreta, accoglierlo e amarlo per quello che egli è.


Conoscenza e amore, per Tommaso, non possono mai essere disgiunte.


fr. Adriano Oliva, OP

Presidente della Commissione Leonina

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