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Giordano di Sassonia: un predicatore per i “2000”

1223, in pieno medio evo un giovane in ricerca vocazionale. Si chiama Alberto ed è un tedesco, con cuore grande e tanta curiosità e voglia di conoscere.

Sente un grande progetto di Dio dentro di sé. Sente che il Signore lo chiama a qualcosa di più grande, più profondo e migliore di quelle canzoni medievali che ha sentito cantate dai trovatori del suo tempo. Alberto è chiamato e cerca di capire.


Così in quell’anno 1223, si spinge fino al Nord Italia, e ascolta un frate predicatore. Giordano di Sassonia, suo connazionale. L’incontro e l’ascolto con Giordano gli fece cambiare vita. Alberto entrò nell’allora neonato Ordine dei Predicatori: il grande progetto di Dio in lui si avverò, perché divenne a sua volta un bravissimo frate e un brillante professore. Secoli dopo sarà detto Sant’Alberto Magno, Dottore Universale della Chiesa.


Accidenti che storia affascinante. Magari Alberto già lo conoscevamo ma… Giordano di Sassonia, chi era?

Giordano nacque a Padeborn, Sassonia, nel 1190, ed entrato giovanissime nell’Ordine dei Predicatori, fu successore alla guida dell’Ordine, nel 1222 subito dopo la morte del santo padre Domenico. Con intelligenza, dottrina e prudenza, seppe essere ad un tempo legislatore e riorganizzatore delle leggi e degli statuti dell’Ordine, e allo stesso tempo anche predicatore. Mori nel 1237 e infine fu beatificato nel 1826 da Leone XIII.


Ma la virtù del beato Giordano non è racchiusa nei secoli; anzi egli è un santo che parla ancora al nostro tempo. Ci dice qualcosa di veramente importante: che cioè in ciascuno di noi c’è un tesoro, messo in noi da Dio, che è nascosto. Da scoprire, perché questo tesoro sia guadagno spirituale e umano per noi e per la Chiesa. Giordano seppe vedere il tesoro in Alberto, nel suo amico Enrico e nella sua cara e amata amica Suor Diana, monaca domenicana.

Giordano è l’uomo delle vocazioni, che parla ai giovani oggi. Diremo che se fosse oggi fra noi sarebbe in grado di parlare ai 2000, i giovani nati in quei primi anni del terzo millennio. In grado di usare parole di fermezza ma anche di affetto, per far scoprire il tesoro che c’è in noi: in tal modo anche far emergere che noi siamo il capolavoro di Dio.


Una figura da riscoprire per provare anche a far incontrare il carisma domenicano ai giovani desiderosi di approfondire il rapporto con Dio.

fr. Gabriele Scardocci, O.P.

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