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Cristianesimo, fine terzo tempo

Cari cristiani. Fratelli e sorelle. Proviamo a guardare in faccia la realtà, anche se scomoda. Guardiamoci intorno. A oltre duemila anni dalla nascita di Gesù, noi cristiani siamo sempre più isolati. Siamo in fondo alla lista del mondo cosiddetto civilizzato. È l'Occidente che ci allontana. È l'Europa, che lo stesso cristianesimo ha generato, che non ne vuole più sapere di noi. La secolarizzazione nel nostro continente ha fatto passi da gigante negli ultimi due secoli e mezzo di storia umana. L'Illuminismo, l'Ottocento col suo scientismo, i totalitarismi del Novecento e ora la tecnica a braccetto con l'economia di mercato, stanno spegnendo e in gran parte hanno già spento la luce della fede.



Proviamo a fare un'analisi la più lucida possibile della crisi che stiamo vivendo. Anno Domini 2022. La domenica le messe sono sempre meno frequentate. Le chiese sono sempre più vuote. Ci si va, specialmente nelle città d'arte, più per visitarle come musei che per pregarci come luoghi di culto. La Chiesa non interessa più agli europei, e agli occidentali in generale, se non come qualcosa da vedere e da ammirare per le bellezze artistiche che offre oppure perché dà da mangiare e da dormire ai più poveri. Mentre la fede è tollerata, il più delle volte, solo se vissuta privatamente. Se diventa pubblica, se si manifesta in una dimensione sociale, può farlo certo ma l'importante è che non dia fastidio al mondo “mondano”. In tutto regna sovrana l'indifferenza, per Cristo e per la sua Chiesa. Questa è una constatazione. È una presa d'atto. Cosa fare allora?


Secondo il teologo tedesco Christoph Theobald, non c'è da fare niente se non continuare a vivere da cristiani. Siamo alla fine del terzo tempo, dice lui, che poi è la fine dei tempi. Dio è relegato al silenzio, le religioni sono messe nell'angolo. E da quel che ho capito leggendo il suo libro “La Rivelazione”, c'è solo da continuare a testimoniare come cristiani la nostra fede con la vita e con le parole accettando di essere semplicemente una voce tra le tante in un mondo post-moderno, pluralista e che non è più interessato alla questione di Dio. Sarà la nostra credibilità come cristiani, se del caso, ad attirare al Cristo Dio altre persone. Io non so se Theobald ha ragione. Io non so se la sua “ricetta” – chiamiamola così - è quella giusta. E' un teologo e come lui ce ne sono tanti altri. Un po' come nella filosofia.



Eppoi io sono l'ultimo degli ultimi come cristiano, sono un gran peccatore, Dio abbia pietà di me, e di fronte a problemi così grandi mi sento come un fuscello sbattuto dal vento. Sono convinto però che, se siamo alla fine del cristianesimo, la fine sarà il nostro inizio. Alfa e Omega sono il Cristo. Perché son convinto che l'Amore di Dio sia il messaggio centrale del Vangelo. Che l'Amore è la chiave per poter cambiare in buono prima di tutto me stesso e, insieme, chi mi sta accanto nella vita di tutti i giorni. Amore, Tenerezza, Dolcezza, Fraternità, Libertà.


La preghiera quotidiana per lodare, trovare consiglio e chiedere aiuto al Buon Dio. Nessun giudizio sul mondo. Nessuna condanna. Imparare a discernere: questo sì questo no. Tutto per vivere il Vangelo per davvero. Che poi stringi stringi è: imparare a perdonare e chiedere perdono ogni giorno nel Suo Nome, pure se il Suo Nome non viene più detto. Questa la nostra debolezza. Questa la nostra forza.


Se pratichiamo questo, tutto il resto son convinto verrà in sovrappiù. Poi ci penserà lo Spirito Santo che è Grazia alla stato puro al sovrappiù. Siamo alla fine del terzo tempo, cioè l'ultimo, come dice Theobald? Allora non diamoci pena, prendiamolo per com'è e viviamolo al meglio nel Suo Amore. Pace e bene.



Samuele di Taizé a Firenze

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