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Come ho scoperto la mia vocazione di Laico Domenicano

Che cos’è la vocazione? Per me fu il constatare l’immensa utilità del dono che Gesù Cristo ci ha fatto: la vita eterna nel suo amore. Quando realizzai questo fu come scoprire di avere in tasca il biglietto vincente della lotteria. Avevo vinto, e non c’era niente che me lo potesse togliere. O forse no: forse c’era un prezzo da pagare ? Niente, Dio chiede ed offre soltanto amicizia.



Offriva gratuitamente vita eterna nel suo amore tramite la sua amicizia. Il prezzo da pagare dunque non era un prezzo, ma era un altro dono di inestimabile valore. Avevo sempre guardato con desiderio la beatitudine di chi aveva fede: erano arrivati al traguardo, anzi era il traguardo che li aveva raggiunti. Io invece nonostante lo chiedessi, non riuscivo a credere - come il cieco di Gerico chiamavo Dio - ma non riuscivo a vederlo. Tutta la Scrittura era affascinante, buona e convincente, i suoi precetti utili e condivisibili - ma non mi apparivano verisimili. Perché alla base di tutto c’è Cristo - ed io amavo Cristo - così come lo amano molti tra gli atei, ma non lo ritengono verosimile: o non credono alla sua esistenza, o non credono alla sua resurrezione - per poter credere veramente rimangono in attesa di qualche altra conferma, qualche altro dubbio li disarma e manca sempre quel piccolo mattoncino che fa stare in piedi tutto l’edificio.


Adesso il mattoncino per me c’era: il Signore mi chiamava: l’annuncio evangelico sembrava immediatamente e necessariamente vero. Le cose stavano così e non avrebbero potuto essere diversamente. Questo mi riempì il cuore di una gioia inesprimibile e mi gettai nella lettura commossa del Nuovo Testamento. Quello che sentivo dentro al cuore veniva confermato dalla lettura della Parola, più leggevo più aumentava la commozione per aver trovato quello che da tanti anni attendevo. Adesso era il momento di recuperare il tempo perduto, e sentivo l’esigenza di passare più tempo possibile meditando su Dio, studiando la sua Parola assieme agli altri fratelli: anche la dimensione comunitaria della fede era una delle cose che avrei voluto vivere ma che non avevo potuto fare.


Inoltre per inclinazione personale quando ascolto qualche bella notizia non vedo l’ora di comunicarla a più persone possibile: una notizia buona se portata agli altri si moltiplica. E questa notizia era davvero qualcosa di straordinario, mi chiedevo infatti se qualcuno venendo personalmente toccato da una così grande consapevolezza, non si incamminasse per qualche via sbagliata: perché se la chiamata è forte e gli occhi sono ancora deboli, si rischia di cadere o di perdere la strada.



Ma come avrei potuto avere la certezza di annunciare rettamente il Vangelo? Avrei voluto frequentare una specie di “scuola per predicatori cristiani”. Nel documentarmi sulla vita di Santa Caterina da Siena, verso la quale provai da subito un affetto filiale, venni a conoscenza che era dei “domenicani”, un ordine fondato da san Domenico di Guzman, il quale aveva passato tanta parte della sua vita a portare il Vangelo a chi lo aveva abbandonato, ed aveva fondato l’ “Ordine dei Predicatori”. Predicazione, vita comunitaria, preghiera, studio della Parola: san Domenico aveva strutturato il suo ordine attorno agli aspetti che mi erano più vicini.


Purtroppo l’Ordine sembrava riservato solo ai consacrati. E per chi era sposato ed aveva figli? Ancora una volta sembrava esserci qualcosa che mi faceva sentire fuori posto. Pregai chiedendo: “Signore perché hai fatto un istituto per predicatori al quale però non posso accedere ?”. Attesi e la risposta non tardò ad arrivare: documentandomi meglio venni a sapere che le informazioni di cui ero in possesso erano insufficienti: l’Ordine dei Predicatori ha da sempre previsto la possibilità per i laici di essere dei membri effettivi. Nei Laici Domenicani avrei avuto la possibilità di vivere al 100% la spiritualità domenicana rimanendo con la mia famiglia e proseguendo la mia vita lavorativa: sarei stato pazzo se non mi fosse piaciuto!


Eravamo in piena zona rossa, ma il discernimento continuava, decisi pertanto alla prima finestra disponibile di fare un giro a Santa Maria Novella, dove sapevo esserci una Fraternita Laica e all’ingresso della chiesa trovai un cartello quantomai provvidenziale, che mi indicava chi contattare per approfondire la vocazione laica domenicana, c’erano infatti i contatti della Presidente Paola Bedini e di fr. Fabrizio Cambi assistente della Fraternita. Decisi di vivere assieme ai frati domenicani di Firenze la festa di San Tommaso d’Aquino in Santa Maria Novella: per me fu davvero una festa, quando ti accorgi che tutto quello che senti sembra fatto apposta per te è l’ora di rompere gli indugi ed i timori e... provarci !


Avrei dovuto contattare fr. Fabrizio e Paola: iniziava il mio cammino sulle orme di san Domenico, e dopo un anno eccomi qua - felice di esserci!


Gabriele Ciampalini

Fraternita Laica Domenicana "Beato Angelico" (Firenze)


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