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perché discuterne è domenicano

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  • Immagine del redattoreDomini Canes

Trasfigurazione: l'inizio del cammino verso la Meta.

L’episodio della Trasfigurazione di Gesù non è ad oggi particolarmente sentito dal Popolo cristiano. Nonostante sia una bella festa e si legga più volte durante l’anno i brani evangelici di riferimento, la Trasfigurazione non gode di particolare simpatia. Eppure molti santi e sante del passato – come del presente – ne hanno parlato, vedendo in questo momento della vita del Signore Gesù Cristo un passo importante non solo della Rivelazione del vero Dio, ma anche di grande utilità per la vita cristiana. Vale pertanto la pena leggere cosa scrive al riguardo san Tommaso, un santo Domenicano che ha fatto (e fa) tanto del bene alla Chiesa e al mondo per mezzo della sua vita e dei suoi scritti.





Egli si occupa della Trasfigurazione di Cristo nella famosissima Summa theologiae (Somma di teologia), in particolare nella tertia pars. A partire dalla questione 27 scrive sulla vita del Salvatore a partire dal suo concepimento nel seno di Maria. Dopo essersi occupato del concepimento, della nascita, della circoncisione e del battesimo di Gesù, nella questione 45 si parla della sua Trasfigurazione, dopo la quale si occupa della sua passione, morte e risurrezione. Non è possibile vedere tutto ciò che viene detto nella questione dedicata a questo evento, ma possiamo coglierne almeno un aspetto utile per il nostro cammino cristiano.

Soffermiamoci sul corpus del primo articolo. Qui Tommaso si chiede un qualcosa solo a un primo sguardo poco importante: era conveniente che Cristo si trasfigurasse? La risposta è sì, era conveniente e opportuno che avvenisse ciò. Tuttavia per capire quanto scrivo in questo articolo occorre partire dal fatto che Dio avrebbe potuto salvare l’uomo in molti altri modi, senza per trasfigurarsi davanti ai discepoli. Egli fece ciò che fece non perché obbligato da qualcosa ma perché lo volle. Dio infatti ha scelto liberamente che il suo Figlio Gesù si trasfigurasse, ma la volontà di Dio non è affatto irrazionale o caotica, senza capo né coda, ma è un qualcosa di profondamente sensato e razionale, che vuole (o non vuole) in base a dei validi motivi. Ora, il motivo di convenienza della trasfigurazione del Salvatore davanti ai suoi discepoli è di significativa importanza, e capendolo si comprende meglio l’evento in questione. Scrive san Tommaso:


«Il Signore, dopo aver predetto ai suoi discepoli la sua passione, li invitò a seguirlo. Ora, perché uno possa continuare diritto per la sua strada, è necessario che in qualche modo ne conosca il fine in anticipo: sull'esempio dell'arciere il quale non può lanciar bene la freccia se non guarda prima l'oggetto da colpire. Di qui le parole di Tommaso: "Signore, non sappiamo dove vai, e come possiamo sapere la via?". Ciò è particolarmente necessario quando la via è difficile ed ardua, il cammino faticoso, ma il fine attraente. Ora, Cristo, per mezzo della sua passione, arrivò alla gloria, non solo dell'anima, che già possedeva fin dal principio del suo concepimento, ma anche del corpo, secondo l'affermazione dell'Evangelista: "Era necessario che il Cristo patisse tutto questo, e così entrasse nella sua gloria". A codesta gloria egli conduce anche coloro che seguono le orme della sua passione, come si esprimono gli Atti degli Apostoli: "Attraverso molte tribolazioni ci è necessario entrare nel regno dei cieli". Perciò era opportuno mostrare ai suoi discepoli la gloria del suo splendore (cioè trasfigurarsi), al quale configurerà i suoi, secondo le parole di S. Paolo: "Trasformerà il corpo della nostra umiliazione, rendendolo simile al corpo della sua gloria". Ecco perché S. Beda poteva affermare: "Cristo ha pietosamente provveduto a che (i suoi discepoli) dopo aver gustato per breve tempo la contemplazione della gioia eterna, fossero più forti nel sopportare le avversità» (Summa theologiae, III, q. 45, a. 1, co.).






San Tommaso spiega bene il motivo di convenienza per il quale Cristo volle trasfigurarsi davanti ai suoi. Ci troviamo, come si sa, nel momento in cui aveva da poco annunciato ai discepoli la sua passione, morte e risurrezione. Dopo tale annuncio li invitò di nuovo a seguirlo, ma poiché la paura è un sentimento umano molto forte, i poveri discepoli ebbero sicuramente timore di fare la stessa fine del Maestro, o forse anche di essersi sbagliati al suo riguardo: che non sia stato tutto un abbaglio? E se egli muore e poi non risorge, che succede? Dio, nella sua infinita sapienza conosce tutto, anche le difficoltà di coloro che seguono Cristo. Ed è per questo che volle trasfigurarsi. Era infatti conveniente e adatto al cammino degli Apostoli dare come una sbirciata a ciò che sarebbe accaduto in futuro.

Ciò che Gesù mostra a Pietro, Giacomo e Giovanni, e che questi poi testimonieranno agli altri e al mondo, è la gloria futura che si manifesterà non solo in Lui ma in ciascun discepolo che avrà perseverato fino alla fine. Si tratta di una gloria, come dice san Tommaso, non solo dell’anima ma anche del corpo. Alla fine dei tempi, infatti, Dio trasfigurerà anche i nostri corpi mortali e li renderà, come dice san Paolo, simili al corpo glorioso del Figlio. Poiché però per arrivare a tale meta vi si arriva seguendo Gesù e portando la propria Croce, era conveniente mostrare in anticipo, come un piccolo antipasto, la gloria futura di cui Egli parlava nel suo insegnamento. Facendogli vedere la direzione, ovvero ciò che un giorno accadrà anche a loro, il Signore volle illuminarne le menti per mezzo della conoscenza del mistero della trasfigurazione ma anche rafforzarne la volontà. Il cammino dei discepoli è duro, lo sappiamo, ma guardando a questo episodio della vita del Salvatore capiamo che vale la pena seguirlo nonostante le difficoltà e avversità interiori ed esteriori.

La lettura di questo articolo della Summa theologiae di san Tommaso ci fa vedere come la Bibbia, quando interpretata con sapienza teologica, può davvero aiutarci nel nostro cammino cristiano, un cammino che ha bisogno di capire e così farne tesoro. L’Aquinate ci ricorda, per mezzo dell’episodio della Trasfigurazione di Gesù, ciò a cui siamo chiamati anche noi ovvero alla glorificazione non solo della nostra anima ma anche del nostro corpo, se continueremo a seguire il Signore pure nelle avversità. Si tratta, ci insegna il Domenicano, di tenere fisso lo sguardo sulla meta del nostro pellegrinaggio, e una volta fissati gli occhi sul Signore Gesù, vero Dio che ha assunto la nostra umanità, procedere oggi e sempre illuminati dalla sua Parola, rinfrancati dalla sua attenzione per noi e rafforzati dalla grazia che proviene da Lui.





fr. Fabrizio Cambi, OP

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