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"Per il cui amore ho studiato, vegliato, lavorato"

Non posso tacerlo, in un blog come questo: chi vi scrive è un domenicano ‘diversamente giovane’, che vuole farvi una confidenza. Nutro una vera e immutata passione per la teologia, fin da quando ho cominciato la mia esperienza di vita religiosa.

Non è una battuta, ve lo assicuro: la teologia mi ha aiutato e mi aiuta a rimanere giovane. Sì!, perché il presupposto dell’impegno del teologo è il fatto che Dio sia venuto in mezzo a noi (Rivelazione) per valorizzare ciò che c’è di buono nel mondo e nell’uomo ed eliminare ciò che è negativo.


Sta con noi per accendere nell’uomo le tante forme di ‘sete’ che rendono tutta speciale la vita delle persone: sete di conoscere, di amare, di sentirsi importanti e unici nella storia; sete di amicizie vere, di ottimismo, di speranza che non si arrende; sete di senso, di luce che diradi le ombre della vita, di capacità di sognare ad occhi aperti; sete di non lasciarsi ‘uccidere-dentro’ dalle brutture e dalle storture della vita quotidiana.

Dove c’è Dio, c’è fervore di vita, di pensiero; c’è la consapevolezza che Lui è in mezzo a noi eppure sta sempre un po’ più in là e ti attira, ti chiama, ti sollecita a non ritenerti ‘sapiente’ e appagato. Dio ti rende ‘viandante’, pellegrino, compagno di viaggio dell’umanità, che spesso arranca sulle ‘salite’ della vita. Il Dio che abbiamo conosciuto grazie all’esperienza del popolo di Israele e, soprattutto, grazie a Gesù di Nazaret è un Dio che ti spiazza, ti indica criteri che ti lasciano ‘ a bocca aperta’…


È un Dio che dice che ‘gli ultimi saranno i primi’; e poi afferma che ‘chi perde (=dona) la vita, la guadagna’; è un Dio che insegna che ciò che vale e resta per l’eternità non sono i ‘muscoli’ (il potere, il successo, la ricchezza, l’applauso degli uomini.), ma l’aver amato Lui e i fratelli, l’essersi spesi per Lui e per i fratelli, l’aver avuto rispetto per l’ambiente, l’aver fatto lo sforzo di costruire un’umanità di fratelli e sorelle. Ecco: la teologia serve a questo, non ad altro: ad allenarci a un innamoramento sempre più intenso sia di Dio e del Suo progetto, sia di Cristo, della sua persona, della sua parola. E chi è innamorato, è sempre giovane…


I maestri che mi hanno instillato la passione per la teologia sono, da una parte, san Domenico; dall’altra, Tommaso d’Aquino. Domenico, dicono i biografi, ‘parlava con Dio o di Dio’: ecco, è proprio questo l’impegno di un buon teologo, parlare con Dio e di Dio.


Tommaso, a sua volta, era un innamorato di Cristo; mentre si avvicinava l’ora della morte, mentre riceveva l’Eucarestia egli affermò, rivolgendosi a Cristo, “ricevo te, prezzo della redenzione dell’anima mia, ricevo te, viatico del mio pellegrinaggio, per il cui amore ho studiato, vegliato, lavorato. Te ho predicato e insegnato” (Guglielmo di Tocco).

fr. Giuseppe Marco Salvati, O.P.

Professore Ordinario di Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università San Tommaso

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