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L'affetto di Ruth. 2. Le donne della Bibbia.

Dal libro di Rut 1,16-17


«Non insistere con me perché ti abbandoni e torni indietro senza di te; perché dove andrai tu andrò anch’io; dove ti fermerai mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio; dove morirai tu, morirò anch’io e vi sarò sepolta. Il Signore mi punisca come vuole, se altra cosa che la morte mi separerà da te»


Il libro di Rut narra la vicenda di una famiglia di Betlemme che, a causa della carestia, emigra nel paese di Moab. Questa famiglia, dopo dieci anni dal suo inserimento a Moab, vive la tragedia del lutto: muoiono tutti e tre gli uomini della casa, prima il marito e poi i due figli. Noemi, moglie di Elimèlech, resta sola con le due nuore moabite, Orpa (“colei che volge il dorso”) e Rut (“l’amica”). Queste tre donne vivono la desolazione del lutto, ma allo stesso tempo anche la ricchezza dell’affetto vicendevole. Nella condizione del disagio emerge la qualità del rapporto tra Noemi e le sue due nuore, le quali sono amate dalla suocera come figlie. Lo stesso invito che Noemi rivolge alle nuore, di tornare a casa dalle proprie madri, sembra mettere in risalto questa sua premura materna nei loro confronti. Dopo questo invito, Orpa bacia la suocera tra le lacrime e torna a casa dalla madre, mentre Rut non vuole saperne di separarsi da Noemi, come mostrato dai versetti di apertura.



Rut non può lasciare Noemi da sola nell’amarezza! Il testo non ci riferisce i particolari della relazione tra le due donne, ma in questi versetti emerge tutto l’amore di una figlia verso la propria madre. Rut si rivela una figlia che mostra nei confronti della madre una profonda gratitudine per l’eredità ricevuta: la bellezza della sua persona, la sua esperienza di vita, di madre, il suo esempio e la sua fede in Dio. La donna moabita mostra fedeltà e dedizione a sua suocera e pratica ciò che la stessa Noemi, molto probabilmente, gli ha insegnato: esprime i propri sentimenti di riconoscenza e la propria adesione di fede in gesti concreti d’amore.





Il testo biblico non afferma esplicitamente che Rut abbia appreso da Noemi la bellezza della fede nel Dio d’Israele, ma lo lascia intendere attraverso la determinazione della moabita. Il calore del gesto di custodire la suocera è fatto attraverso un giuramento che si accompagna con una formula imprecatoria, degna di una figlia d’Israele! Rut ha scelto il Dio d’Israele e adesso è proprio lei ad indicare a Noemi l’importanza di lasciarsi guidare dall’amore per andare incontro all’Amore!


Rut sceglie di non voltare le spalle a ciò che ha ricevuto, di non voltare le spalle all’affetto di sua madre e lo afferma nelle sue posizioni! Ella accoglie la parola di Dio che segretamente ha toccato il suo cuore e la prepara a rinunciare a tutto quello che Moab può offrirgli, per proseguire il suo cammino filiale in una via tutta nuova da scoprire a Betlemme insieme alla madre Noemi.


Betlemme, la casa del pane, diventa la casa della provvidenza di Dio, il quale non solo libera il suo popolo dalla carestia, ma libera Noemi dalla sua amarezza attraverso la presenza di Rut. La figlia fedele, l’amica, la straniera che sarà madre feconda in Israele (cfr. Rut 4), sceglie Dio perché sceglie l’amore e la storia si capovolge! La forza di due donne provate dal dolore per aver perso tutto, tuttavia non le priva di restare unite e di crescere insieme nella fede!


La storia di Rut ci apre alla bellezza del dono degli affetti perché in essi possiamo sempre incontrare Dio. Nei sentimenti umani più puri è Dio stesso che agisce ed è possibile riconoscere la sua presenza. La vita umana può essere una teofania nei suoi avvenimenti, nei suoi sentimenti di affetto e di amore, può essere veramente una manifestazione di Dio! Si, perché Dio è colui che dona il pane e si rende presente nel dono degli affetti.


Filomena Fabri

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