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Non Padroni ma custodi: L’uomo e l’armonia del giardino 2. Capire la creazione oggi #creazione

  • Immagine del redattore: Domini Canes
    Domini Canes
  • 12 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

Se guardiamo con attenzione il mondo naturale, scopriamo subito una verità fondamentale: nessuna creatura basta a se stessa. Il Catechismo ci ricorda che l’interdipendenza delle creature è voluta da Dio (n. 340). Il sole e la luna, il cedro e il piccolo fiore, l’aquila e il passero: esistono solo in dipendenza gli uni dagli altri, per completarsi vicendevolmente. Le piante utilizzano il sole e la pioggia; gli animali si nutrono delle piante. C'è una "solidarietà" intrinseca nel tessuto della vita. E anche se ogni cosa ha la sua propria bontà e loda Dio semplicemente esistendo, tutte le cose esistono al servizio le une delle altre.

 In questo coro di creature, qual è il posto dell'uomo? Qui dobbiamo evitare due estremi. Da una parte, l'errore di chi dice che l'uomo è solo un animale tra gli altri, senza alcun diritto o ruolo speciale, o peggio, che l'uomo è il "cancro" del pianeta. Dall'altra, l'errore di chi pensa di poter fare della natura tutto ciò che vuole.


 


La fede cattolica afferma chiaramente che l’uomo è il vertice dell’opera della creazione (CCC, n. 343). Gesù stesso dice: «Voi valete più di molti passeri». Ma questo primato non è una licenza per un dominio brutale. Spesso si cita il comando della Genesi: «Riempite la terra e soggiogatela». Purtroppo, questo versetto è stato talvolta usato per giustificare uno sfruttamento spietato. Una traduzione più fedele allo spirito del testo sarebbe «prendetene possesso», nel senso di prendersene cura.

 

Il dominio dell’uomo, infatti, non deve essere quello di un tiranno, ma quello di una guida o di un pastore sul suo gregge. La Bibbia ci mostra che, nel progetto originale dell'Eden, gli esseri umani vivevano in pace con gli animali e si cibavano solo di piante. Solo dopo il diluvio, in un mondo segnato dal peccato, Dio concede di mangiare carne, ma con restrizioni precise (come il divieto di mangiare il sangue) per mantenere vivo il rispetto per la sacralità della vita.

 

Anche la Legge antica (la Torà) è piena di premure per la terra e gli animali. Pensiamo al divieto di mettere la museruola al bue mentre trebbia, o alla splendida norma che permetteva anche agli animali di riposare durante il Sabato e alla terra di riposare durante l'anno sabbatico.

 

Cosa significa questo per noi oggi? Significa che possiamo usare le cose create per le nostre necessità, in quanto doni di Dio, ma dobbiamo farlo sempre con moderazione, premura e riverenza verso il Donatore. Anche nel rapporto con gli animali, che condividono con noi la vita sensitiva, siamo chiamati alla gentilezza. La brutalità verso di loro non è solo un peccato in sé, ma è pericolosa per la nostra stessa anima: chi è crudele con gli animali, prima o poi rischia di diventarlo anche verso gli esseri umani.

 

Siamo custodi di un giardino, non padroni assoluti di una miniera.

 

Alfred White OP

 
 
 

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