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Il mio cammino verso la Fede -Una storia di conversione nel tempo dell'Intelligenza Artificiale

  • Immagine del redattore: Domini Canes
    Domini Canes
  • 12 mag
  • Tempo di lettura: 8 min

Dio ci chiama tutti a Sé — non dobbiamo fare altro che ascoltare. 

            Ricordo distintamente di aver creduto in Dio in modo molto istintivo quando ero bambino. La maggior parte della mia famiglia è atea, sebbene mio padre fosse cristiano. Tuttavia, i miei genitori decisero di comune accordo di non battezzare né me né mia sorella, così che più avanti nella vita potessimo decidere da soli se volevamo vivere una vita di fede. Guardando al futuro che spero e prego di avere, battezzerei senza dubbio i miei figli, ma scelgo di rispettare la decisione passata dei miei genitori. 


            Con il passare del tempo e l’arrivo dell’adolescenza, ho dovuto affrontare le prime tragedie della vita ed, inoltre, ho sviluppato una maggiore consapevolezza del mondo che mi circondava. Alla fine mi sono ritrovato a guardare tutto il dolore e la sofferenza, in breve, tutto il male che esiste là fuori, e mi sono posto una domanda che molti altri hanno fatto prima e dopo di me: Come può esistere un dio — per di più un dio infinitamente amorevole — di fronte a tutto questo soffrire? A quel tempo, non conoscevo una risposta a questo problema. 


            Nel corso del decennio successivo mi sono considerato agnostico, sebbene con una tendenza verso l’ateismo. In tutta franchezza, non sono mai stato ideologicamente convinto dalle argomentazioni dell'ateismo, ma nonostante ciò faticavo a comprendere l'esistenza di Dio — e certamente faticavo a credere in Lui. Tuttavia, durante tutti quegli anni sentivo un senso di disperazione nel profondo del mio cuore: Desideravo disperatamente credere in Dio come un tempo; anelavo a recuperare la mia fede infantile in Lui e nella Sua realissima Esistenza. Quel richiamo istintivo a volgere lo sguardo a Dio ed a credere in Lui non mi aveva mai abbandonato, ma non sapevo come tornare a credere in modo vero e sincero. In verità, dico, tutti noi possiamo solo sognare la fede innocente e purissima che vive nei nostri amati bambini. 


            All’età di 19 anni, mi sono trasferito a Firenze. Volevo studiare arte ed imparare il mestiere del disegno e della pittura classica: Quale posto migliore, dunque, della culla del Rinascimento? È stato un grande salto per me lasciare la casa della mia infanzia e tutto ciò che avevo conosciuto per vivere da solo in una città mai visitata prima (se non una volta) in un paese di cui non parlavo la lingua; ma il mio desiderio di diventare un artista — forse persino un grande artista — mi ha dato tutta la fiducia ed il coraggio di cui avevo bisogno. Ho trascorso tre anni in accademia, disegnando e dipingendo ogni singolo giorno, e nei fine settimana andavo nei grandi musei e nelle chiese ancora più grandi di cui questa meravigliosa città è così ricca, per posare gli occhi su alcuni dei più grandi capolavori dell'intera storia dell'arte, riempiendomi di meraviglia ed ammirazione. Erano sempre state le opere del periodo barocco ad incuriosirmi di più. Il loro forte contrasto tra luce ed ombra, chiamato «chiaroscuro», mi rivelava qualcosa che credo ancora oggi essere profondamente umano: Una lotta costante del Divino e della sua gloriosa Luce contro la tentazione dell'oscurità e delle sue creature malvagie. Gran parte della nostra comune esperienza umana è segnata da questa battaglia interiore, che siamo chiamati a combattere e vincere nel nome di tutto ciò che è buono e santo. In effetti, l’arte ha volto il mio sguardo maggiormente verso Dio e mi ha aiutato ad avvicinarmi di nuovo al nostro SIGNORE Gesù Cristo. Non da ultimo, la creazione dei miei dipinti ad olio ed i miei primi tentativi di creare arte sacra mi hanno ispirato a conoscerlo meglio. Proprio come un amico, non si può amarlo veramente se non se lo conosce, e non si può dipingere un volto se non si vede l'anima che vi sta dietro. 


            Le innumerevoli ore trascorse nei musei e nelle chiese d'Italia, contemplando i grandi capolavori della storia dell'arte che, a mio avviso, sono nati quasi tutti dalla nostra comune fede cristiana, mi hanno insegnato una cosa sopra ogni altra: Un artista può affinare il suo mestiere e diventare un maestro dei pennelli e dei colori, ma la tecnica da sola difficilmente può scuotere l'anima dello spettatore; se un artista non crede veramente in ciò che sta dipingendo, non può illuminare e trafiggere i cuori degli altri con raggi di emozione. In altre parole, ho capito che il segreto della creazione della più grande arte risiedeva, in ultima analisi, nella fede in Dio. Da sempre non era la mano dell'uomo a saper creare tale bellezza, ma la mano del più grande artista di tutti, il cui capolavoro è il mondo, anzi, l'universo stesso: La Mano di Dio, invisibile ad occhio nudo, eppure sempre presente, perennemente in movimento per creare bellezza ed esprimere il Suo infinito Amore per la Sua Creazione. 


            Per quanto mi piacerebbe prendermi il merito della mia fede rinata e fingere che sia tutto grazie al mio intelletto se sono giunto alla conclusione che la fede in Dio, o più specificamente la fede cattolica, sia la credenza più ragionevole e logica da sostenere, voglio essere così onesto da dire che, in definitiva, la vera fede in Dio è una grazia divina che solo Lui può concederci, liberamente e puramente perché ci ama. La verità straordinaria è che in tutti questi anni Egli mi stava chiamando a Sé; non una volta è rimasto in silenzio, non una volta mi ha abbandonato, non una volta si è sentito indifferente nei miei confronti. Posso aver attraversato periodi di arroganza giovanile causata solo dalla mia ignoranza, ma non è mai stato Dio a lasciarmi solo; sono sempre stato io a rifiutarmi di stringere la Sua Mano, che Egli mi ha teso per tutti questi anni. Finalmente, dopo anni di cecità spirituale, ho accettato di vedere la Sua Luce in quello che è stato probabilmente il momento più buio della mia vita: Mentre sedevo al letto di morte di mio padre nella Pentecoste dello scorso anno, Dio mi ha parlato, persuadendomi a pregarlo per la prima volta in un decennio e, più di questo, anche la Nostra Santa Madre Maria è venuta da me e mi ha incoraggiato a chiedere la sua divina intercessione, facendo scivolare l'Ave Maria sulle mie labbra per la primissima volta nella mia vita. All’istante ho capito che Dio era lì con me e per me, e che era lì anche per dare a mio padre il coraggio di passare alla vita oltre la morte e lasciarsi alle spalle l’esistenza corporea. Ho finalmente accettato ciò che sapevo nel profondo da sempre, cioè che Dio è reale e che Egli è l'Amore stesso. Ho visto finalmente che, proprio come Egli è morto di una morte inimmaginabilmente dolorosa sulla Croce per il perdono dei nostri peccati — cosa che all'inizio nemmeno i Suoi Apostoli più amati compresero — a volte Dio ci dona le Sue più grandi Benedizioni in una forma che potremmo non capire subito. In definitiva, però, il Suo Amore e la Sua Luce prevarranno sempre. Per citare il Cantico dei Cantici (8:6): 


            «Mettimi come sigillo sul tuo cuore, perché l'amore è forte come la morte.» 


            Trascorsero alcuni mesi, durante i quali iniziai a frequentare la Santa Messa almeno ogni domenica, se non più frequentemente. Improvvisamente sentii un intenso bisogno di visitare Cristo sotto forma della Santa Eucaristia, di conoscerlo, di pregarlo e di adorarlo. Lentamente si formò in me il desiderio di essere battezzato e di impegnarmi in particolare nella fede cattolica, poiché i miei nuovi studi di teologia mi portarono alla conclusione che la Santa Chiesa Cattolica è l'unica vera Chiesa di Cristo. Non dimenticherò mai quella Messa in latino in una calda serata di fine estate, quando per la prima volta sentii una presenza reale nell'Eucaristia. Era stato un periodo difficile per me dopo la morte di mio padre ed una giornata particolarmente faticosa. Mi sentivo nervoso ed ansioso, la mia mente era inquieta ed il mio cuore batteva forte, quando all'improvviso sentii un abbraccio fisico. In verità, mentre i miei occhi erano chiusi e la testa china, sentii un paio di braccia avvolgermi e darmi un conforto così caldo e meraviglioso come non avevo mai provato prima. Allora aprii gli occhi ma non vidi nessuno. Dove mi aspettavo che ci fosse un corpo umano non c'era altro che aria intrisa di incenso, che guidava i miei occhi dritti verso l'altare dove il sacerdote teneva con cura la Santa Eucaristia affinché noi la ammirassimo. Non dimenticherò mai quel momento né quell'abbraccio, perché era l'abbraccio di Cristo, che quel giorno mi ordinò chiaramente: «Torna a casa. Torna da me.»


            Dopo quella serata indimenticabile, iniziai immediatamente a cercare a Firenze il luogo adatto per impegnarmi nello studio della Fede, della teologia e del Catechismo della Chiesa Cattolica. Questa ricerca mi ha condotto in molti luoghi diversi e mi ha permesso di incontrare numerose comunità religiose; ho conosciuto monaci, frati, sacerdoti, suore e laici, ognuno dei quali mi ha donato qualcosa di prezioso. Tuttavia, è stato solo quando ho trovato i frati Domenicani di Santa Maria Novella — grazie al piano di Dio ed al consiglio di una carissima amica, che a sua volta aveva ritrovato la fede poco tempo prima grazie a San Tommaso d'Aquino "in persona" — che ho potuto finalmente iniziare la mia educazione spirituale. Sarò per sempre grato per tutto ciò che i frati Domenicani mi hanno dato e, da allora, sento un legame molto speciale con il loro Ordine. Guardando indietro, mi sento veramente benedetto per aver studiato la fede sotto la tutela dei cosiddetti «dottori della Chiesa»; ed è ugualmente una vera benedizione che questa mia fede, che ora incarna e definisce l'intera mia vita ed esistenza, sia qualcosa che ho trovato da adulto, un po' più tardi rispetto alla maggior parte degli altri cattolici che ho incontrato finora. Dio ha un piano per ognuno di noi, sempre distinto l'uno dall'altro, eppure, in ultima analisi, tutti i piani ci condurranno a Lui. Prego affinché, con ogni passo che compiamo sul cammino della nostra vita, possiamo avvicinarci a Dio. Grazie al Suo Amore ed alla Sua Saggezza, nonché ai miei fratelli Domenicani di Santa Maria Novella, ho trovato la mia strada verso il fonte battesimale, la Cresima e la mia Prima Comunione nella Veglia Pasquale di quest'anno. Non avrei potuto chiedere un momento ed un luogo più perfetti per diventare veramente uno con il Corpo Mistico di Cristo e per rinascere nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. 


            Essendo un artista, vorrei concludere questo mio umile racconto offrendo a Lei, caro lettore, un sonetto scritto dal genio artistico Michelangelo Buonarroti. Esso risuona profondamente con la mia esperienza personale e spero che anche Lei possa ritrovare i Suoi sentimenti riflessi nelle sue parole. Le ringrazio per aver letto di questa mia esperienza, che è solo una delle, per fortuna, molte storie simili che si dipanano in questi tempi in cui viviamo; sopra ogni cosa ringrazio il nostro SIGNORE Gesù Cristo per amarmi e per essere con me, sempre. 


            Giunto è già ‘l corso della vita mia,

            Con tempestoso mar, per fragil barca,

            Al comun porto, ov’a render si varca

            Conto e ragion d’ogni opra trista e pia. 


            Onde l’affettuosa fantasia

            Che l’arte mi fece idol e monarca,

            Conosco or ben com’era d’error carca

            E quel ch’a mal suo grado ogn’uom desia. 


            Gli amorosi pensier, già vani e lieti,

            Che fien or, s’a duo morte m’avvicino?

            D’una so certo, e l’altra mi minaccia. 


            Né pinger né scolpir fia più che queti

            L’anima, volta a quell’Amor Divino

            C’aperse, a prender noi, in croce le braccia.


            (Michelangelo Buonarroti, «Sonetto Della Vecchiaia,» 1552-1554)


            Carl-Nikolas von Tiedemann

           



 
 
 

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