Il desiderio di infinito.
- Domini Canes

- 8 giu
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S. Caterina ci parla del suo desiderio in infinito.
"Allora la Verità eterna, rapendo e tirando a sé più forte il desiderio suo, facendo come faceva nel Testamento vecchio, che quando facevano sacrificio a Dio veniva un fuoco e tirava a sé il sacrificio che era accetto a lui, così faceva la dolce Verità a quella anima, ché mandava il fuoco della clemenzia dello Spirito santo e rapiva il sacrificio del desiderio che ella faceva di sé a lui dicendo: "Non sai tu figliuola mia, che tutte le pene che sostiene, o può sostenere l'anima in questa vita, non sono sofficienti a punire una minima colpa? Però che l'offesa che è fatta a me, che so' Bene
infinito, richiede satisfazione infinita. E però Io voglio che tu sappi, che non tutte le pene che si dànno in questa vita son date per punizione, ma per correzione, per gastigare il figliuolo quando egli offende.
Ma è vero questo: che col desiderio dell'anima si satisfa, cioè con la vera contrizione e dispiacimento del peccato. La vera contrizione satisfa alla colpa e alla pena, non per pena finita che sostenga, ma per
lo desiderio infinito; perché Dio, che è infinito, infinito amore e infinito dolore vuole. Infinito dolore vuole in due modi. L'uno è della propria offesa, la quale à commessa contra al suo Creatore. L'altro è dell'offesa che vede fare al prossimo suo. Di questi cotali, perché ànno desiderio infinito, cioè che sono uniti per affetto d'amore in me - e però si dolgono quando offendono o veggono offendere - ogni loro pena che sostengono, spirituale o corporale, da qualunque lato ella viene, riceve infinito merito e satisfa alla colpa che meritava infinita pena; poniamo che sieno state operazioni finite,
fatte in tempo finito. Ma perché fu adoperata la virtù e sostenuta la pena con desiderio e contrizione e dispiacimento infinito della colpa, però valse.
Questo dimostrò Pauolo quando disse: «Se io avesse lingua angelica, sapessi le cose future, dessi el mio a' poveri, e dessi el corpo mio ad ardere e non avessi carità, nulla mi varrebbe». Mostra il glorioso apostolo che l'operazioni finite non sono sofficienti, né a punire né a remunerare, senza el
condimento de l'affetto della carità." (Dialogo della divina provvidenza, III)



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