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fr. Fabrizio: davvero si può essere "padre" domenicano?

Sono grato a Dio per la famiglia che mi ha donato. Anche io ho un padre e una madre a cui voglio molto bene, ed è per questo, forse, che la riflessione sulla paternità mi sta accompagnando negli ultimi tempi. Non voglio qui proporre qualcosa di nuovo, solo desidero condividere ciò che mi porto dentro ed iniziare un dialogo proprio sul tema della paternità sacerdotale, e più specificatamente, domenicana.

Se penso al mio essere figlio di mio padre e mia madre e, ancor più radicalmente, del Padre celeste, sento una qualche inadeguatezza nel vivere la mia paternità sacerdotale nei confronti di chi mi si avvicina. Pur avendo 28 anni la sensazione è quella di essere sempre piccoli, sebbene sappia che molti miei coetanei – per non parlare delle generazioni che ci hanno preceduto – sono già diventati padri e madri.


Tuttavia mi conforta una chiacchierata avuta qualche mese fa con un'amica da poco diventata mamma. Alla sua domanda: "Come è andato questo primo anno di sacerdozio?”, le rispondevo con sincerità: “È stato un dono di Dio, solo mi sembra di dover imparare ogni giorno cosa significa veramente essere sacerdote”. E lei – quanto bene mi ha fatto sentirlo! – mi diceva: “Anche per me è così: sono mamma da poco e ogni giorno scopro che devo ricominciare a capire chi sono io per lui [il figlio]”.


Un elemento che mi ha dato di che pensare sull'utilizzo della parola “padre” nei riguardi del sacerdote domenicano, è l'insistenza degli ultimi Capitoli generali del nostro Ordine nel sottolineare la dimensione di fraternità propria di un domenicano. San Domenico, infatti, si firmava “fra Domenico”, i Maestri dell'Ordine sono sempre “fra” (da fratello), così come lo è ogni domenicano. Sembra quindi, ad un primo sguardo, che la parola “padre” non abbia più posto nella vita di un domenicano.


Eppure non troppo tempo fa papa Francesco, incontrando o parlando dei sacerdoti, ha spesso richiamato l'importanza di essere “padri”, dicendo con parole forti: «Se qualcuno di voi non se la sente di diventare padre, per favore se ne vada, è meglio. Perché essere zitellone fa male alla Chiesa». Da un lato, quindi, l'Ordine invita i frati a riscoprire il proprio essere fratelli, dall'altro la Chiesa ribadisce la dimensione paterna di ogni sacerdote. È forse per questo che per secoli i frati sacerdoti anteponevano al proprio nome la sigla “p.” (padre) o addirittura “p. fr.” (padre, frate), prassi – specialmente quest'ultima – che è andata in disuso.

Se è certamente vero che san Domenico chiamava sé stesso “frater Dominicus” e i membri del suoi Ordine “i miei frati”, è altrettanto vero che le cronache ci parlano di lui come di un uomo con uno spiccato affetto paterno, tanto che il beato Giordano di Sassonia non esitava a chiamarlo “padre Domenico”. Mi Sembra allora che san Domenico viveva contemporaneamente le dimensioni fraterna e paterna, come già avveniva nella Chiesa delle origini. È singolare infatti osservare come la predicazione e gli scritti apostolici usino tanto la parola “fratello” (sono tantissimi i riferimenti: At 1,16; At 13,38; Rm 1,13; Rm 10,1; 1Cor 1,10, etc.) quanto quella di “figlio” (Fm 10; Tt 1,4; 1Cor 4,17; cf. 1Tm 1,2.18; 2Tm 1,2; 2,1; Fil 1,22; 1Gv 2,1.12.28; 3,7.18; 4,4; 5,21) per riferirsi a qualcuno, usando anche il titolo di “padre” (vd. 1Cor 4,15).


Se ripenso alla mia esperienza, sono stati importanti nella mia vita non solo mio padre e mia madre, a cui devo molto per quanto mi hanno donato e insegnato, ma anche quei sacerdoti, specialmente religiosi, che ho percepito non solo come fratelli ma anche padri. Nella mia vita ho toccato con mano quanto sia vero ciò che si prega nel Prefazio dell'ordine, e cioè che ogni sana paternità ha la sua origine in Dio, «da cui proviene ogni paternità». Ogni vero padre è stato per me riflesso della paternità di Dio per la mia vita, una paternità che non annulla le altre, ma anzi le fa fiorire indicandone il senso. Come dice papa Francesco: «La paternità è dare vita agli altri, dare vita, dare vita… Per noi, sarà la paternità pastorale, la paternità spirituale: ma è dare vita, diventare padri».


Credo quindi che riflettere sul senso della paternità domenicana possa fare del bene a ciascuno di noi, tanto più se la Chiesa ci domanda di prenderci cura dei più giovani. Tirarsi indietro davanti alla sfida di una paternità spirituale – che è altra cosa rispetto alla più gesuitica “direzione spirituale” – significa probabilmente non accogliere l'invito di Dio ad accompagnare come padri (in quanto sacerdoti) e fratelli (perché figli dello stesso Padre) coloro che la Provvidenza ci fa incontrare nel pellegrinaggio di questa vita.


fr. Fabrizio

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