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Vecchi e giovani insieme.11. #giovani e bibbia.

  • Immagine del redattore: Domini Canes
    Domini Canes
  • 10 lug 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

«Vecchi e vecchie siederanno ancora nelle piazze di Gerusalemme, ognuno con il bastone in mano per la loro longevità. Le piazze della città formicoleranno di ragazzi e ragazze che si divertiranno nelle sue piazze».

Questo idillio - che, purtroppo, si è realizzato solo parzialmente a Gerusalemme e nelle nostre città, divenute talora preda dell'ansia per gli attentati - è dipinto dal profeta Zaccaria nella sua descrizione dell'èra messianica (8,4-5). È un quadro che poniamo a suggello del nostro itinerario nel mondo giovanile della Bibbia, un viaggio testuale che giunge ora al suo traguardo finale.

Maliziosamente il celebre filosofo Aristotele osservava nella sua opera Retorica che «i giovani non sono sospettosi perché di male non ne hanno visto molto; sono fiduciosi perché non hanno avuto ancora il tempo di essere ingannati». Insomma, giovani e vecchi appartengono alla stessa esperienza umana, anche se sono collocati in tappe diverse. E in qualche caso le tappe si invertono, tanto da avere - come affermava Petrarca nel suo Trionfo della pudicizia - «pensier canuti in giovenil etate»

Noi ora concluderemo il nostro percorso cercando di unire le mani delle diverse generazioni e delle classi differenti in un rito di lode a Dio, come suggerisce il Salmista: «I re della terra e i popoli tutti, i governanti e i giudici della terra, i giovani e le ragazze, i vecchi insieme ai bambini lodino il nome del Signore» (Salmo 148,11-13). Anzi, il profeta Geremia, che pure aveva visto la tragica fine di Gerusalemme e l'esilio del popolo a Babilonia, continuava a sperare in un futuro in cui «la ragazza gioirà danzando e insieme i giovani e i vecchi» (31,13).

Con la fiducia che «i nostri figli siano come piante cresciute bene fin dalla giovinezza e le nostre figlie come colonne d'angolo, scolpite per adornare un palazzo» (Salmo 144,12), si potrà auspicare quello che il profeta Isaia sognava per Gerusalemme: «Non ci sarà più un bimbo che viva solo pochi giorni, né un vecchio che non giunga a pienezza dei suoi giorni, perché il più giovane morirà a cento anni e chi non raggiunge i cento anni sarà considerato un maledetto» (65,20). Un orizzonte luminoso, quindi, che è alla base della speranza messianica e del giorno in cui Dio «asciugherà ogni lacrima dai loro occhi» (Isaia 25,8; Apocalisse 21,4).



Ma la Bibbia è realistica e sa che la storia umana, prima di approdare alla meta in cui «Dio sarà tutto in tutti» (1 Corinzi 15,28), deve percorrere un lungo itinerario accidentato. Come abbiamo ripetutamente testimoniato nelle varie tappe del nostro viaggio testuale biblico, ci sono giovani traviati e ribelli, infelici e amareggiati, e si incontrano tra loro vittime e assassini. È ciò che è attestato nella letteratura di tutti i tempi. Come abbiamo già visto, Leopardi confessa che, per le più diverse ragioni, «agli anni miei anche negaro i fati la giovinezza» (così nel canto A Silvia). Ed è sempre vero quello che avevano ripetuto altri poeti: «Il frutto della giovinezza - scriveva già nel VII secolo a.C. il poeta greco Mimnermo - precipita come la luce del giorno sulla terra. E quando il suo tempo è dileguato, è meglio la morte che la vita».

Secoli dopo il nostro Metastasio nel dramma Alcide al bivio (1760) ripeteva: «È la vita un fiore / da goderne in sul mattino: / sorge vago, ma vicino / a quel sorgere è il cader». Potremmo continuare a lungo, ma non si deve ignorare che dalle pagine bibliche emergono, come abbiamo visto, figure gioiose e generose che ci hanno insegnato una verità spesso ignorata: «Vecchiaia veneranda non è quella longeva né si misura con gli anni... [Il giovane], giunto in breve alla perfezione, ha conseguito la pienezza di tutta una vita» (Sapienza4,8.13).

 

G. Ravasi, Cuori Inquieti, 202-204

 
 
 

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