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perché discuterne è domenicano

Giuseppe, coraggioso e fragile papà.

  • Immagine del redattore: Domini Canes
    Domini Canes
  • 19 mar
  • Tempo di lettura: 2 min

La Liturgia ci invita [in più passi] a meditare sulla figura di San Giuseppe. Ce lo presenta, in particolare, nel momento in cui Dio gli rivela, in sogno, la sua missione (cfr Mt 1,18-24). Ci propone così una pagina molto bella della storia della salvezza, il cui protagonista è un uomo fragile e fallibile, come noi, e al tempo stesso coraggioso e forte nella fede.

L’Evangelista Matteo lo chiama “uomo giusto” (cfr Mt 1,19), e ciò lo connota come un pio israelita, che osserva la Legge e frequenta la sinagoga. Oltre a ciò, però, Giuseppe di Nazaret ci appare anche come una persona estremamente sensibile e umana.

Lo vediamo quando, prima ancora che l’Angelo gli riveli il mistero che si sta compiendo in Maria, di fronte a una situazione difficile da comprendere e da accettare, egli non sceglie, nei confronti della sua futura sposa, la via dello scandalo e della pubblica condanna, ma quella discreta e benevola del ripudio segreto (cfr Mt 1,19). E così mostra di cogliere il senso più profondo della sua stessa osservanza religiosa: quello della misericordia.

La purezza e la nobiltà dei suoi sentimenti, però, diventano ancora più evidenti quando il Signore, in sogno, gli rivela il suo piano di salvezza, indicandogli il ruolo inaspettato che egli dovrà assumervi: essere lo sposo della Vergine Madre del Messia. Qui infatti Giuseppe, con un grande atto di fede, lascia anche l’ultima spiaggia delle sue sicurezze e prende il largo verso un futuro che è ormai totalmente nelle mani di Dio. Sant’Agostino descrive così il suo assenso: «Alla pietà e alla carità di Giuseppe nacque dalla vergine Maria un figlio, e proprio il Figlio di Dio» (Sermo 51, 20.30).

Pietà e carità, misericordia e abbandono: ecco le virtù dell’uomo di Nazaret che la Liturgia oggi ci propone [...]Sono atteggiamenti importanti, che educano il cuore all’incontro con Cristo e con i fratelli, e che possono aiutarci ad essere, gli uni per gli altri, [...]casa ospitale, segno della presenza di Dio. In questo tempo di grazia, non perdiamo occasione per praticarli: perdonando, incoraggiando, dando un po’ di speranza alle persone con cui viviamo e a quelle che incontriamo; e rinnovando nella preghiera il nostro filiale abbandono al Signore e alla sua Provvidenza, affidandogli tutto con fiducia.


Papa Leone XIV

 
 
 

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